Anche, sempre, ecc: dove metterli?

Leggendo vari testi su Langcorrect, mi è sembrato che alcuni (soprattutto gli ispanofoni e gli slavofoni) hanno problemi a mettere gli avverbi nel posto giusto nella frase. Parlo, in particolare, dell’avverbio “anche”, “solo” e degli avverbi di frequenza come “sempre”, “spesso”, ecc.

Molti hanno la tendenza a mettere l’avverbio all’inizio, scrivendo frasi del tipo:

  • Sempre dico la verità;

  • Solo voglio una persona che mi ascolti;

  • Anche penso che…

Dal punto di vista grammaticale queste frasi non sono sbagliate, il problema è che risultano innaturali ad un italiano. Mettere l’avverbio all’inizio rende la frase robotica e artificiale.

Non è facile stabilire delle regole universali, perché dipende da quello che si vuole dire. L’avverbio può cambiare posizione a seconda del significato che si vuol dare alla frase, del parlante o magari perché si stava pensando ad altro e la frase è uscita un po’ sconnessa.
Quello che si può fare è stabilire delle tendenze. La cosa più importante che si deve tenere a mente è che, in linea generale, l’avverbio tende ad essere posizionato dopo il verbo principale. Tenendo a mente questo trucchetto, le frasi di sopra diventano:

  • Dico sempre la verità;

  • Voglio solo una persona che mi ascolti;

  • Penso anche che…

Quest’ultime frasi sono molto più naturali e hanno un significato molto più neutro che può andare bene per qualsiasi occasione e in qualsiasi contesto.

Ma se l’avverbio va dopo il verbo, come comportarsi nel caso di un tempo composto?
In tal caso l’avverbio può introdursi tra ausiliare e participio passato, oppure mettersi dopo il sintagma verbale:

  • Ho sempre detto la verità/ Ho detto sempre la verità (le due frasi hanno lo stesso significato, ma la prima versione è più naturale e neutra. La seconda pone l’accento su “verità” e si potrebbe usare nel momento in cui si è accusati di aver mentito)

  • Ho soltanto voluto/ Ho voluto soltanto una persona che mi ascolti (anche qua le due frasi hanno lo stesso significato, ma l’avverbio pone l’accento su due cose diverse. La prima versione rende il verbo più “leggero”, come per dire che quello che si è voluto non era qualcosa di assurdo, ma una semplice richiesta. La seconda versione, invece pone l’accento su “persona”)

  • Ho anche pensato che…/ Ho pensato anche che… (qua le due frasi hanno significati diversi. La seconda vuol dire che oltre a una cosa, ne sono state pensate anche altre e che quella che si sta per dire è uno dei pensieri che si sono avuti. La prima, invece, vuol dire che oltre ad aver fatto altro, si è anche pensata una cosa).

In generale dipende molto da quello che si vuole dire, ma la tendenza principale è di posporre l’avverbio dopo il verbo per ottenere un significato neutro. Se l’avverbio si trova altrove, significa che l’enfasi è stata posta su un altro elemento della frase e che, quindi, c’è qualcosa di sottinteso.

Sentitevi liberi di lasciarmi delle domande nei commenti, se qualcosa è poco chiaro.

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Grazie mille per aver condiviso questo.

Ho fatto un corso di italiano di 4 mesi nel 2008 per prepararmi a un viaggio di 4 settimane attraverso l’Italia, ho ovviamente a causa della mancanza di pratica dimenticato tutto per quanto riguarda l’uso attivo, ma ho capito bene quello che hai scritto (probabilmente a causa della mia attuale conoscenza lavorativa dello spagnolo in combinazione con l’italiano sepolto).

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